Il vento non si ferma mai su Lanzarote, e la luce cambia colore ogni ora: nero della lava, verde dei vigneti scavati nella cenere, blu dell’oceano che stringe l’isola da ogni lato. Sette giorni bastano per attraversarla intera, un paesaggio diverso al giorno, sempre dalla stessa base. Non un trekking a orari fissi per un gruppo: un itinerario disegnato prima di partire, che si aggiusta ogni sera secondo quello che avrete voglia di fare il giorno dopo.
Centoquaranta vulcani hanno disegnato quest’isola: colline color ruggine, crateri, tunnel sotto la terra, colate nere che finiscono in mare.
César Manrique l’ha difesa dal cemento quando era ancora in tempo, e si vede.
Ogni giornata viene disegnata prima della partenza intorno ai vostri desideri, e c’è chi la ricuce strada facendo: voi esplorate in piena libertà, nel silenzio di sentieri vuoti, mentre una regia discreta ha già pensato a tutto il resto.
La terra che fuma ancora. I primi passi sono sulle colate del Timanfaya, distese di lava dove il paesaggio smette di somigliare a qualunque altro.
La sera, la scogliera fino a Playa Quemada: il pescato del giorno arriva dalla barca al tavolo, già prenotato.
Il vino che cresce nella cenere. Nella Geria ogni vite ha il suo cratere scavato a mano nel lapillo nero.
La degustazione, in una bodega storica, è privata: la malvasia vulcanica raccontata da chi la fa, non un banco d’assaggio.
L’isola senza strade. Da Orzola, il primo traghetto del mattino porta a La Graciosa, dove l’asfalto non è mai arrivato: le calette e la Montaña Amarilla sono ancora vuote.
Il nord di Manrique. Il Mirador del Río a picco sull’oceano, i palmeti di Haría, la spiaggia di Famara, e le opere che Manrique ha scavato nei tunnel di lava, dove l’arte si è accordata con la natura invece di vincerla.
Le dune, per finire. Un braccio di mare breve e si è a Fuerteventura, tra le dune bianche di Corralejo: nessun dislivello da affrontare, solo spazio.
L’ultima esplorazione è la più vicina al deserto, poi si torna con la sabbia nelle scarpe e nessuna voglia di parlare.
—
Sette giorni e sei notti, da una base unica scelta con cura:
| Giorno | Dove | Cosa |
|---|---|---|
| 1 | Arrivo ad Arrecife | Trasferimento privato alla base, prima esplorazione del lungomare |
| 2 | Timanfaya e la costa sud | Si attraversano le colate di lava; la sera, la scogliera fino a Playa Quemada |
| 3 | La Geria | Giornata con guida privata: i vigneti nella cenere, degustazione in bodega storica, il Lago Verde |
| 4 | La Graciosa | Il primo traghetto del mattino da Orzola, esplorazione delle calette e della Montaña Amarilla |
| 5 | Il nord | Guida privata: Mirador del Río, Haría, Famara, le opere di Manrique nei tunnel di lava |
| 6 | Fuerteventura | Traversata breve da Playa Blanca, ci si inoltra tra le dune di Corralejo |
| 7 | Rientro | Mattinata libera, trasferimento privato in aeroporto |
L’isola ha un clima gentile quasi tutto l’anno: la settimana giusta è quella vostra, non quella di un catalogo. Il percorso, la base e le giornate guidate si cuciono in una conversazione: cominciamola.